PER ARRIVARE ALL’INSURANCE 4.0 SERVE UN BIG DATA DI FATTO

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Da una funzione tradizionale di prevenzione, attraverso la quale informare i potenziali o già acquisiti assicurati sui rischi che corrono, ad un vero e proprio modello di “life style coach”, che li indirizza verso abitudini e comportamenti più consapevoli.

Questo è il trend evolutivo delle Compagnie di Assicurazione che, da un modello 1.0 -in cui i servizi online erano essenzialmente dedicati alla raccolta di informazioni e alle strategie di vendita- punta dritto al modello 4.0 -tramite il quale comunicare al singolo cliente come, dove e quando sarebbe più opportuno essere assicurato.

Il focus, pertanto, non sarà più la gestione del rischio, bensì ridurlo a monte e la tecnologia, in questo lento, lentissimo step by step, dà senza alcun dubbio una forte spinta. Grazie all’utilizzo dei più svariati “devices” -tutti raggruppati sotto l’ormai arcinoto acronimo di IoT– sarà consentito in poco più di dieci anni di ridurre del 43% gli incidenti domestici e, entro il 2040, addirittura dell’80% quelli automobilistici.

big data
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In questo futuro neanche troppo lontano, un ruolo fondamentale sarà svolto dai Big Data e da figure specializzate, i cosiddetti “data scientists”, in grado di analizzarli, interpretarli e rielaborali. Perché se da una parte possiamo avvalerci delle informazioni provenienti dai dispostivi hi-tech sul mercato, dall’altra abbiamo bisogno di persone brillanti che, con metodo scientifico, le sappiano monetizzare. Serve un marketing dei dati talmente minuzioso, da saper profilare nei dettagli l’identikit del nuovo utente digitale. Così, se fino ad oggi le Compagnie hanno venduto polizze che si basavano sull’età e la residenza dell’assicurato, da domani potranno e, soprattutto, dovranno essere in grado di costruirle ad personam, ovvero basate sul suo personale modo di guidare, sulla sua velocità media e sui tipi di spostamenti effettuati.

La meta dell’Insurance 4.0 non è lontana come sembra, ma la strada per raggiungerla sembra ancora tutta in salita. In Italia e, in particolar modo, per il mondo assicurativo, ancora troppo vincolato al modello tradizionale e poco incline alle nuove esigenze. Lo conferma Lorenzo Paoli, Manager di Strategic Management Partners: “da un patrimonio informativo orientato all’analisi descrittiva dei dati storici, è necessario passare ad un approccio più avanzato, che vede i big data come parte integrante della strategia aziendale, con pianificazione pluriennale e pianificazione del budget annessi; i dati utilizzati finora -continua Paoli- sono inconsistenti ed incompleti, quando invece servono un aggiornamento continuo ed una integrazione tra i dati stessi”. Inversione di marcia anche sul fronte tecnologico e del know how. Se prima i sistemi erano molteplici e non comunicanti tra loro, adesso serve una tecnologia in grado di  gestire real time tutti i dati provenienti da applicativi differenti. E saranno i data scientists, in stretto contatto con il management dell’azienda e gli esperti dei prodotti assicurativi, a varcare la frontiere del new business, mentre finora le strutture preposte alla gestione dei dati erano tutte concentrate nell’IT.

Questo è l’approccio innovativo ed evoluto che sta imponendo la rivoluzione digitale in atto nel mondo assicurativo e che General Expert sta proponendo al mercato, convinta che solo attraverso un’analisi scientifica dei dati sia possibile ottenere un corretto pricing dei premi. E non solo…

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