Rc auto Dimmi se sgommi e ti dirò quanto devi pagare

Home / blog / Rc auto Dimmi se sgommi e ti dirò quanto devi pagare

La raccolta dei Big Data sullo stile di guida attraverso scatole nere o app permetterà tariffe differenti. I clienti sono favorevoli ma vogliono più servizi età anagrafica e sesso, la città in cui si vive e l’automobile usata. Infine, gli incidenti avuti nel passato. Sono questi, da sempre, i principali fattori su cui le compagnie di assicurazione costruiscono il prezzo delle polizze Rc auto. Ma forse è meglio dire «costruivano». Perché queste modalità, rappresentate dallo storico bonus/malus hanno oramai un sapore vecchio. Il mondo digitale, entrato di peso nel settore, sta cambiando completamente le regole del gioco. E in futuro il premio al rischio si pagherà a partire da aspetti sempre più individuali, quali sono lo stile di guida e i percorsi stradali effettuati.

La raccolta dei Big Data sullo stile di guida attraverso scatole nere
La raccolta dei Big Data sullo stile di guida attraverso scatole nere

Lo spiega con un esempio Paolo Vendramin, partner di Deloitte che ha collaborato a una ricerca internazionale condotta su 11 Paesi e 15 mila clienti a proposito di assicurazioni telematiche: «Viaggiare a 110 chilometri all’ora in autostrada è diverso che andare a 80 all’ora in centro città, magari passando vicino alle scuole. Una tale differenza nei rischi oggi non è ancora prezzata». Per poterlo fare occorre, anzitutto, che vengano registrate le abitudini e i comportamenti di chi sta alla guida. Insomma, ci vuole un sistema che permetta di raccogliere dalla strada un’enorme quantità di dati sul nostro rapporto con l’automobile. Per esempio, gli orari in cui la macchina viene usata, le distanze percorse, lo stile utilizzato al volante, dalle frenate alle accelerazioni.

A tradurre questa enorme mole di numeri in indici di rischio ci penseranno poi algoritmi sofisticati e centri di analisi. Come quello che stanno mettendo in piedi le Generali di Trieste, dopo l’acquisizione della startup inglese MyDrive, attiva nell’ambito telematics e Big Data. La modalità di raccolta dei numeri non è un problema, specie in Italia: con oltre 4,5 milioni di scatole nere installate e una penetrazione del 15% sul ramo auto, il nostro Paese in Europa si colloca davanti ad altri come la Germania (20 mila black box installate). Dalla ricerca di Deloitte emerge inoltre una grande disponibilità dei driver di casa nostra alla condivisione dei dati con assicurazioni, banche o addirittura il datore di lavoro per chi ha la macchina aziendale: è disposto a dire si il 70% del campione intervistato, contro il 60% a livello europeo.

Ma in cambio di questo via libera alla raccolta di Big Data, che cosa chiedono le persone alle compagnie assicurative ? In Italia 64 assicurati su cento gradirebbero prezzi delle polizze più bassi e il 16% anche servizi aggiuntivi. Un dato molto diverso dalla Germania, dove si equivalgono le domande di un pricing di favore e nuovi servizi (39% a 33%). E quali sono quelli più richiesti? Il 74,1% del campione di intervistati nel focus sull’Italia vuole un’assistenza stradale gratuita se ce ne fosse bisogno, mentre il 72,5% chiede la notifica del ritrovamento della vettura in caso di furto. Molto alta e attorno al 70% la quota di chi desidera avere alcuni servizi free , come il cambio dell’olio o il parcheggio. Altri vorrebbero un monitoraggio sulla guida dei propri figli oppure la diagnostica del veicolo da remoto.

Dunque, si apre la via a un rapporto diverso tra la compagnia assicurativa e il cliente, fino a oggi impostato esclusivamente attorno al pricing e magari qualche sconto. «Invece, a partire da qui, le assicurazioni dovranno essere capaci di segmentare in vari gruppi i clienti. A loro andranno proposti livelli differenti di premi al rischio — continua Vendramin — e l’aggiunta di servizi potrebbe trasformarsi in offerte commerciali più brillanti». L’unica vera paura sul fronte della condivisione dei dati è legata allo scarso rispetto per la privacy (61%) ma la quota si dimezza quando la compagnia dà la garanzia che questi numeri non verranno ceduti a terze parti.

Previsioni
La survey di Deloitte ha registrato come negli 11 Paesi oggetto dell’indagine (Austria, Belgio, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Olanda, Polonia, Regno Unito, Spagna, Svizzera) le assicurazioni digitali di questo tipo potranno arrivare a raggiungere entro l’anno 2020 il 17% del mercato con un valore superiore a 15 miliardi di euro: per l’Italia lo scenario potenziale arriva a una raccolta premi di 3,5 miliardi di euro. La propensione a cambiare compagnia assicurativa riguarda soprattutto i giovani, penalizzati da tariffe più elevate. A livello europeo, nella survey 2016 cresce del 15% il numero degli intervistati che si dice disponibile a farlo nel giro di un anno. E senza troppi problemi nel farsi «osservare» quando sono alla guida.

Sembra così destinato ad arrivare al capolinea il fenomeno, che è a tutto vantaggio delle compagnie, della «mutualizzazione» dove, in pratica, chi paga di più sovvenziona chi paga meno. Per fare spazio a criteri come la distanza percorsa. Si spiega così il successo di una startup nata nella Silicon Valley (non è presente in Italia) come Metromile che ha inventato un dispositivo wireless, da installare nel veicolo: tramuta i chilometri percorsi nel canone assicurativo da versare.

(Fonte: Assinews)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *